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"Giuly" GIULIANA FORGHIERI - PITTRICE
A E R O G R A F O ·· · ··D ' A R T E


Recensioni e commenti


Michele Fuoco - Gazzetta di Modena 17 novembre 2005

È abilissima con l'aerografo, tanto che diventa variegato il campo della figurazione che Giuliana Forghieri esprime nell'acrilico [...]. La levità cromatica non traduce l'idea di evanescenza, ma piuttosto il senso misurato della composizione che in "Fiaba d'autunno", "nascita", "Vita", "Crepuscolo", "Alba" e nei fiori si fa morbida luce, purezza della realtà, delle cose immaginate o pensate.


Antonio Falconi
L’occhio che si poggia sulle immagini e i colori coglie in un solo scatto il riassunto delle avanguardie che si appoggiarono sulla distruzione dei formalismi e ci riporta a un presente in cui ritorna tutto il rimosso.
Le immagini apparentemente ingenue nella loro primordialità – cerchio, sole e luna, fiori, alberi, case, volti – su cui si posa il nostro sguardo, che non è più ingenuo e pare non volersi più fidare del velato pudore con cui esse si offrono, ci raccontano una storia in cui il loro “apparire” sulla scena del tempo pare sfidare ogni incredulità, scetticismo, assenza di stupore, per questo loro stagliarsi su uno sfondo atemporale, favoloso, contraddistinto da una prospettiva rigorosamente geometrica e “ingenuamente” realistica. Ma questa presunta ingenuità è ingannevole.
I colori pastello, l’effetto “velato” di talune rappresentazioni non puntano ad alcuna sorpresa: il loro semplice e quieto mostrarsi attengono a quel tempo primevo, direi presocratico, verso cui tutti tendiamo per trovare una traccia di significato a cui ancorarci, a un tempo meno concitato e difficile, in cui le azioni e le intenzioni trovino soluzioni e decifrazioni più nette e meno problematiche.
Ebbene queste rappresentazioni, che ci ripropongono disegni e figurazioni “falsamente” scolastiche attengono a una spazialità lontana, allusiva a forme più mentali che esperienziali, a un bisogno tanto più sofferto quanto più sganciato dall’immaginario drammatico.
Sembrano dire che la storia non è di questo posto, che noi ci rassicuriamo quando guardiamo rappresentazioni che sappiamo essere vere “proprio così” e “proprio adesso”: ma nessuna rosa e nessuna calla ha i petali “così”, nessun albero e nessun volto possiede “oggi” nel suo esistere questa icasticità come è nostro desiderio.
L’arte è quindi questa strategia di aggancio, nel cui sdipanarsi – attraverso la tecnica dell’autore, che non è facile, né pacifica, né acquisita in via definitiva – si attivano tutte le risorse per favorire le interpretazioni di cui necessitiamo per trovare quelle rassicurazioni che travalicano ogni appagamento puramente estetico e ci conducono a un approdo “corretto” sul piano ermeneutico.
Dette in questi termini, queste scarne note possono prefigurare chissà quali profondi significati siano stati intravisti nella lettura di questi lavori, condotti con precisione certosina, così minuziosi, eppure così “prosaici”: ma la semplicità è semmai punto di arrivo, piuttosto che partenza; e quasi mai frutto di superficialità. E la cura del dettaglio è una ragionevole spia della coscienziosità del lavoro silenzioso, costante e appassionato di ogni artista che voglia definirsi tale.

Gennaro Guarino - I quadri strani di Giuliana Forghieri.
32 foto per commentare altrettanti quadri forse sono poche. Data la dimensione per forza di cose ridotta delle foto, si perde la misura delle opere che pure è importante per farsene un'idea completa. Con "assai" poca modestia ci provo comunque!

Riferirò qui la mia prima impressione, quella di un racconto che si snoda via via da un quadro all'altro passando da giochi di luci e colori, riconducibili al puro still life, alla rappresentazione della realtà, dal sogno di alcune opere alla struggente malinconia di altre.

Still life dicevo, con un alternarsi di composizioni ora centrali ora dinamiche, tra riflessione introspettiva e voglia di aprirsi al mondo. Qui comincia il racconto dove protagonisti sono i fiori che costituiscono per antonomasia il bello della natura.
E' interessante notare come il simbolo per eccellenza della vita,il sole, compare dopo e compare naturalmente accoppiato ai fiori. C'è una cosa importante da notare nel primo dei quadri ove compare il sole. Il riflesso dello stesso, timido, appena accennato, nell'acqua. Questo è a mio parere l'altro filo conduttore della mostra. Il principio di dualità,concetto che nella serie nasce con la decima opera e ci accompagnerà a lungo, portandoci per mano lungo un racconto che l'autrice nasconde e a volte evidenzia lungo tutto il percorso artistico attuale.
Basandomi sull'ordine di presentazione delle opere dico che l'introduzione del principio di dualità si interrompe quando le opere cominciano a cambiare di colore. All'improvviso diventano scure,drammatiche, il sole è coperto, spesso conteso tra due alberi, i paesaggi diventano stile fantasy, vola un uccello strano, un uccello anch'esso doppio come a ribadire ancora una volta la duplice natura delle cose.
E quando ci accingiamo ad entrare nel cuore del racconto, compaiono tre volti parzialmente sovrapposti come tre erano i fiori di uno dei primi still life. Ma la forma completa inizia dall'opera 24. Qui il principio di dualità è affermato nel modo più netto e deciso possibile. Entra nel sole, due volti si staccano dalla stessa testa ed entrambi giacciono nel sole.Lo sfondo è tutto un ricondursi alla natura ed è ulteriore passo di contestualizzazione delle opere.
L'opera 25 è decisamente drammatica. Un sole non più discreto e culla della vita ma violento, quasi radioattivo, che tutto brucia e arde. Tutto tranne alcune case nere forse già incenerite. La 26 è triste, chiaramente una continuazione della precedente. Soli neri e coperti si alternano a quadri coloratissimi, violenti, quasi rabbiosi. Tutto questo ci conduce fino all'opera 32 dove tutto sembra rasserenarsi. A riprova di ciò la 33 cambia tema e colori. Torna la dualità e due cavalli girano su quella che sembra una giostra da luna park calata ancora in una atmosfera fantasy, una linea divide l'opera in due pezzi, due metà. Ma attenzione le metà non sono 2, sono 4! le due di prima e le due di adesso. Il principio che era valido prima e che continua ad essere valido adesso! La serie si conclude con tre fiori e tre alberelli così come era iniziata.
Una nota di curiosità per chi ama la numerologia. 3 fiori,3 alberelli, spesso il 3. Il principio di dualità, cioè il numero 2. Messi insieme potrebbero servire per scrivere il numero 32, quante le opere della mostra........


 
 
 
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